EcoDizionario

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I termini ecologici più utilizzati, ma anche quelli meno comuni, le associazioni, le organizzazioni che operano per l'ambiente, le sigle principali.

Le tecnologie verdi, le tipologie di rifiuto e tante altre informazioni: scopri l'ecodizionario, il dizionario ecologico che ti aiuta a diventare più verde!

Una selezione di aziende che operano nel rispetto di ambiente e natura. Scopri la convenienza delle energie pulite, del risparmio energetico, dei prodotti biologici.

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Dalla Natura all'abbigliamento: vestirsi naturale.

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Dalla Natura all'abbigliamento: vestirsi naturale.

Scelte ecostenibili nell’abbigliamento.

Vi siete mai chiesti il processo che ha portato la canotta, lo slip o la maglia che acquistate , così come lo vedete? Da dove viene, a quali trattamenti è stato sottoposto, quali sostanze? Siamo in un mondo che sta prestando attenzione sempre di più all’ambiente, alla nostra salute e del pianeta, ma forse ci sono cose di cui ancora non si parla abbastanza: ad esempio l’inquinamento che deriva dall’industria tessile.

Nell’industria di lavorazione della fibra  in tessuto, sono infatti previsti numerosi passaggi e l’impiego di molti prodotti chimici, alcuni dei quali sono altamente inquinanti; Ovviamente anche l’ambiente in cui viviamo ne risente: la mole di sostanze chimiche e tossiche utilizzate ha un pesante carico inquinante. Tuttò ciò ha portato negli anni ad un notevole aumento di problematiche alla pelle, quali dermatiti, eczemi, allergie. Al termine delle fasi di lavorazione infatti ci saranno sostanze presenti nel tessuto in dosi più o meno elevate: formaldeide, residui di metalli pesanti (argento di mercurio, cromo nichel, rame e cobalto) pesticidi e pentaclorofenolo, direttamente a contatto con la pelle. L’impatto ambientale nell’industria tessile deriva da un insieme di parametri , dal metodo di coltivazione delle fibre, al processo produttivo.  Ad esempio il cotone, la fibra naturale più conosciuta e maggiormente usata, necessita di grandi quantità di pesticidi, insetticidi e acqua: basta pensare che per realizzare un paio di jeans sono necessari circa 800 litri d’acqua. Altri tessuti come il nylon e il poliestere, che sono fibre sintetiche, vengono realizzati con derivati del petrolio.

Altri rischi provengono poi dalle sostanze nocive usate nella fase di tintura: dannose per l’ambiente ma anche per i lavoratori che spesso non usano le dovute precauzioni. L'essere eco-friendly passa quindi attraverso scelte consapevoli che hanno come obiettivo quello di ridurre l'impatto ambientale dell'uomo sull'ambiente in favore di un modello ecocompatibile, che va dall'alimentazione bio ai piccoli gesti quotidiani che rendono più sostenibili i nostri consumi, e che prosegue nella fitocosmesi, nell'abbigliamento sostenibile, nella bioarchitettura e nell'eco design e arredamento.

Parlando proprio di abbigliamento c’è un’altra cosa che oggi è da non sottovalutare: il problema della delocalizzazione. La crisi globale, la concorrenza della Cina, la necessità di far quadrare i conti, spingono molti marchi di abbigliamento a spostare la produzione in paesi dove la manodopera è decisamente più a buon mercato. E qualcuno fa finta che lo sfruttamento del lavoro minorile, il divieto di organizzazione sindacale, i salari al di sotto della soglia di povertà e le condizioni di lavoro disumane non esistano.

Oltre a questo, nelle fabbriche delocalizzate, vengono impiegate molte sostanze chimiche pericolose durante varie fasi del processo produttivo, come tinteggiatura, lavaggio, stampa dei tessuti. La produzione tessile ad esempio, è considerata fra le maggiori cause dell’inquinamento delle acque cinesi:  presenza in fiumi  di alchilfenoli e composti perfluorurati, pericolosi perché alterano il sistema ormonale dell’uomo e agiscono anche a basse concentrazioni. Trovati anche metalli pesanti come cromo, rame e nichel.

Gli effetti dell’inquinamento delle risorse idriche  non sono però solo in Cina: alcune sostanze pericolose usate per la produzione di abiti di grandi marche di abbigliamento vengono rilasciate nell'ambiente dopo il lavaggio degli articoli in lavatrice. Una volta disperse in acqua, queste sostanze non sono trattenute dai sistemi di depurazione e si trasformano in nonilfenolo, un composto tossico.

È insensato dunque  bandire sostanze tossiche in un Paese quando poi se ne riversano milioni di tonnellate nell’ambiente semplicemente lavando dei capi di vestiario. Una beffa doppia, che vede persone avvelenate sia nei Paesi produttori che in quelli consumatori. Attenzione va data anche ai capi cinesi che trovate nelle bancarelle al mercato o nei loro negozi: vengono comprati da importatori cinesi che comprano in Cina e rivendono il prodotto in Italia. Il produttore cinese, che non produce per azienda europea, non è sottoposto a nessun tipo di controllo su materiali, coloranti e ogni tipo di applicazione che potete trovare sul capo. E per massimizzare i propri guadagni e mantenere i costi bassi, tende ad utilizzare materiali di pessima qualità con coloranti spesso tossici.

In tempi di crisi come questo, è normale cercare il risparmio.. ne avrà sicuramente beneficio il portafoglio ma non la nostra salute. Inutile dire, che parlando proprio di salute, questo è il primo motivo per scegliere abbigliamento ecologico, naturale, sicuro : oltre a limitare notevolmente l’impatto ambientale, facciamo del bene alla nostra pelle, la quale spesso a contatto con fibre sintetiche non respira adeguatamente e se in più vi sono anche sostanze tossiche nel tessuto, queste possono potenzialmente entrare all’interno del nostro corpo e danneggiare la cute: è normale poi che aumentino i casi di allergie, dermatiti da contatto e irritazioni. Una non-traspirazione permette, inoltre,  il ristagno di umidità: una condizione non certo salutare, soprattutto nelle parti intime, soggette a proliferazione di batteri e funghi come la candida, per la quale un ambiente caldo-umido è terreno fertile. C’è quindi modo di compiere delle scelte etiche, ecologiche e salutari per quanto riguarda i tessuti? La risposta, per fortuna è si: basta saper rivolgersi a prodotti in fibre naturali e dei quali sia ben chiara la provenienza e la lavorazione. Tornando al cotone, ci si può tutelare anche da questo: purché sia certificato organico, per il quale cioè durante tutta la sua produzione subisce solo lavorazioni meccaniche, senza alcun processo chimico.

E’ importante però sapere che esistono anche altre fibre naturali e salutari : come la fibra di bamboo, la nuova fibra naturale considerata “Eco-Friendly” in quanto nella sua produzione non vengono impiegati additivi chimici, non inquina l’ambiente e il tessuto che ne deriva è al 100% biodegradabile. O ancora, la canapa,  la quale coltivazione richiede pochi pesticidi e fertilizzanti e da luogo a una fibra  molto  robusta e duratura. Ci sono ancora per fortuna, delle aziende italiane di nicchia che trattano tessuti naturali: basta saperle trovare. Un esempio lo abbiamo da una piccola azienda familiare: H-earth, che ha dato vita, studiando e sperimentando una serie di nuovi tessuti naturali dermo-compatibili, ad una linea di biancheria intima ecologica con fibre alternative.

Di quali fibre stiamo parlando?  Un tessuto particolare  viene utilizzato a contatto con la pelle, la fibra di amido, completamente naturale, è una fibra che è anche altamente tecnologica: riprende , infatti, caratteri positivi dei sintetici, come la rapida eliminazione del sudore,  mantenendo l’alta traspirabilità dei tessuti naturali (al contrario dei sintetici). L’amido, inoltre, non surriscalda, attenua i cattivi odori ed è un batteriostatico naturale. Esternamente invece vengono utilizzate altre fibre, come il bamboo, il legno o ancora la fibra di alghe.

Tutte novità da sperimentare e da scoprire, per tutelare la nostra salute e quella dell’ambiente.


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