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Guerra in Ucraina mette in luce ancora una volta la pericolosità del nucleare.

La guerra in Ucraina ha purtroppo riportato alla luce, oltre a tutte le sofferenze che un conflitto determina, la pericolosità e la vulnerabilità delle centrali nucleari.

Secondo l’analisi tecnica pubblicata da Greenpeace International, anche senza i danni materiali provocati da eventi bellici (missili o bombe), una centrale nucleare rimane molto vulnerabile, perché richiede diversi sistemi di supporto sempre attivi per rimanere funzionante e, con una guerra in corso, è difficile se non impossibile che possano essere garantiti.

Dall’acqua necessaria al raffreddamento fino al personale necessario per il suo funzionamento, Greenpeace ha analizzato i rischi relativi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Il sito è stato attaccato dall’esercito russo senza, sembrerebbe, danni importanti alla struttura.

Ma secondo l’analisi, nello scenario peggiore (bombardamento accidentale o deliberato) le conseguenze sarebbero assai gravi, con un impatto peggiore del disastro di Fukushima.

Ma questo non è l’unico nè il maggior problema: proprio a causa della vulnerabilità delle centrali nucleari e della loro dipendenza da un complesso sistema di supporto, secondo Greenpeace l’unico modo per ridurre i rischi in modo sostanziale è fermare immediatamente la guerra. Senza considerare il fatto che in Ucraina esistono materiali radioattivi esausti stoccati in luoghi che non hanno gli stessi livelli di protezione delle centrali.

Anche se a causa di un disastro naturale, Fukushima è un esempio emblematico di ciò che può accadere con una emergenza in corso come la guerra. “L’interruzione dell’elettricità non potrebbe più garantire l’alimentazione delle pompe e la fornitura d’acqua” spiegano i due esperti di Greenpeace, Jan Vande Putte e Shaun Burnie. "Se non si riesce a raffreddare, l’acqua nel nocciolo del reattore (e quella nella piscina dove si trova il combustibile esaurito) inizia a riscaldarsi. Anche quando il reattore è spento, c’è un’enorme quantità di calore residuo nel nucleo che richiede un raffreddamento continuo ma, quando è in funzione, il riscaldamento è rapido: l’acqua raggiunge il punto di ebollizione e comincia ad evaporare. A causa dell’esposizione all’aria del combustibile, le reazioni possono essere diverse e tutte estremamente pericolose".

O ancora, se si verificasse un’interruzione tecnica, per esempio un guasto alla rete elettrica – fa presente Greenpeace International – ci sarebbe bisogno di far arrivare sul posto una grande quantità di attrezzature e operai specializzati”. Con un conflitto in corso,.. probabilmente impossibile.

Energia nucleare? Meglio di no.