CEMENTIFICAZIONE: IL CONSUMO DEL TERRITORIO
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Urbanizzazione selvaggia: il suolo consumato.
Il suolo è una risorsa naturale non rinnovabile fondamentale per la vita. Attraverso le sue funzioni ecosistemiche, ospita la biodiversità animale e vegetale, regola il ciclo idrico e microclimatico, assorbe i rifiuti organici, fissa l'anidride carbonica (CO2), depura le acque sotterranee e garantisce la sicurezza alimentare.
In Italia, tuttavia, il suolo è stato a lungo percepito non come un bene comune limitato, ma come semplice superficie edificabile.
La speculazione immobiliare e la scarsa visione urbanistica hanno alimentato il fenomeno della città diffusa (urban sprawl), saturando i vuoti urbani, allargando i confini edificati e favorendo la proliferazione di capannoni industriali, centri commerciali e infrastrutture viarie (tangenziali, rotonde, parcheggi).
Dalla storica "città compatta", dove le distanze erano ridotte, si è passati alla "città sfioccata e aperta", in cui le superfici impermeabilizzate rappresentano una quota enorme del territorio costruito.
Troppo spesso l'urbanizzazione viene scambiata per sinonimo di progresso, mentre è anzitutto il risultato di una scarsa o inesistente pianificazione territoriale, in cui la tutela dell'ambiente soccombe di fronte agli interessi economici a breve termine.
Impatti, dissesto e costi economici
Il consumo e l'impermeabilizzazione del suolo generano gravi ed evidenti ed effetti collaterali:
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dissesto idrogeologico e alluvioni: il cemento impedisce all'acqua piovana di penetrare nel terreno.
Durante i fenomeni meteorologici intensi, il ruscellamento superficiale provoca allagamenti improvvisi, esondazioni e frane. -
vulnerabilità ai rischi naturali: l'edificazione in aree geomorfologicamente fragili amplifica i danni e le vittime in caso di eventi estremi o di terremoti, specialmente quando si impiegano materiali scadenti o non si rispettano i vincoli di inedificabilità.
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ecomafie e smaltimento illecito: come evidenziato dai report giudiziari e da Legambiente, la gestione dei cantieri, lo smaltimento illegale di rifiuti tossici nei sottofondi stradali e nelle cave abbandonate rappresentano una fonte di guadagno per la criminalità organizzata.
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danni economici: il sistema SNPA/ISPRA stima che la perdita dei servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo generi un impatto economico negativo compreso tra i 7 e i 9 miliardi di euro all'anno in Italia.
La perdita di superficie agricola e i dati del consumo di suolo
A causa dell'espansione urbana, la superficie agricola utilizzata (SAU) in Italia si è ridotta in quarant'anni da 18 a circa 12,5 milioni di ettari.
Negli ultimi anni si registra tuttavia una stabilizzazione dei terreni agricoli attivi e una forte crescita dell'agricoltura biologica, che rappresenta oggi circa il 18-20% del totale coltivato nazionale.
Ciononostante, il ritmo di cementificazione rimane insostenibile:
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superficie cementificata: il cemento e l'asfalto ricoprono oltre 21.500 km2 di territorio nazionale, pari a circa il 7,2% della superficie totale dell'Italia (un valore nettamente superiore alla media dell'Unione Europea).
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la velocità del consumo: secondo i Rapporti ISPRA sul consumo di suolo, il ritmo delle nuove coperture artificiali viaggia a una velocità media di oltre 2,4–2,7 metri quadrati al secondo (pari a oltre 200.000 m2 al giorno).
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consumo netto e isola di calore: tra il 2006 e oggi l'Italia ha perso oltre 1.450 km2 di suolo naturale o seminaturale.
L'impermeabilizzazione favorisce inoltre l'effetto "isola di calore urbana", innalzando le temperature estive nelle città e privando le comunità di spazi verdi e biodiversità.
Arrestare il consumo di suolo netto (azzerandolo entro il 2030 come richiesto dalle direttive europee) e puntare sulla rigenerazione urbana del patrimonio edilizio esistente rappresentano scelte indifferibili per la sicurezza e la sostenibilità del paese.
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