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CEMENTIFICAZIONE: IL CONSUMO DEL TERRITORIO

Urbanizzazione selvaggia: il suolo consumato.

Il suolo, con le sue funzioni ecosistemiche, ospita le specie animali e vegetali, favorisce il ciclo vegetativo e idrico, l’assetto climatico, assorbe i rifiuti, fissa la CO2, depura le acque e ci permette così di vivere.

Purtroppo in Italia non è percepito come una risorsa esauribile, ma come terreno in attesa di essere edificato. La speculazione edilizia, prodotta dal rapporto tra il potere politico/amministrativo e quello economico, ha determinato la cosiddetta città diffusa, che ha saturato i pochi vuoti urbani rimasti, originato l’allargamento del confine urbano edificato e favorito la proliferazione di capannoni, centri commerciali e direzionali, collegati tra loro da strade, tangenziali, bretelle, svincoli e rotonde. La città compatta storica, dove era necessario minimizzare i movimenti, ora non esiste più; abbiamo la città aperta, in cui le aree urbanizzate (strade, parcheggi, etc.) possono arrivare anche al 70% del costruito.

Purtroppo, l’urbanizzazione è collegata all’idea di sviluppo, di progresso; in realtà dipende da una cattiva o inesistente pianificazione territoriale, dove gli urbanisti sono costretti a notificare le scelte fatte dai politici e da chi investe denari. Non è neppure vero che l’attività edilizia aumenta il PIL. Infatti, nel quinquennio 1998/2003, l’attività edilizia è cresciuta del +17,6%, mentre il PIL nazionale, nello stesso periodo, è cresciuto solo del +7,2%.


La produzione 2015 di sabbia, ghiaia, pietrisco è stata di circa 250 milioni di tonnellate, e quella di argilla, gessi, marmi di circa 200 milioni di tonnellate.

Il consumo di suolo provoca vari e tragici effetti collaterali come le alluvioni e i sismi che distruggono abitazioni realizzate con materiali scadenti e in aree geomorfologicamente inadatte. Inoltre la cronaca giudiziaria ci riferisce che lo smaltimento dei rifiuti nei sottofondi stradali o nelle cave, e l’eliminazione delle scorie tossiche nei cantieri, sono spesso gestiti dalla malavita organizzata.

Il risultato di questa dissennata pianificazione territoriale è che la superficie coltivata è passata in 40 anni da 18 a 13 milioni di ettari (fonte Eurima).

Attualmente in Italia si consumano circa 100 ettari al giorno di suolo agricolo.