Incendio in Carnia: cronaca di un’emergenza ambientale che dura da dieci giorni
- 4 giorni fa
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Un incendio boschivo di eccezionale gravità sta colpendo da oltre una settimana la Carnia, in Friuli Venezia Giulia, minacciando abitazioni, infrastrutture e preziosi ecosistemi montani.
Divampato il 7 agosto 2026 sul Monte Amariana, tra i comuni di Amaro e Tolmezzo (Udine), il rogo – causato da un fulmine ad alta quota – ha già distrutto quasi 500 ettari di bosco e terreno, richiedendo un imponente dispiegamento di mezzi aerei e terrestri e l’evacuazione precauzionale della frazione di Pissebus (Tolmezzo).
Cronologia e stato attuale dell’emergenza
L’incendio è iniziato il 7 agosto e, nonostante i continui sforzi di spegnimento, si è esteso progressivamente, coinvolgendo anche il Monte Amarianute e altre aree limitrofe. Nella notte tra sabato 15 e domenica 16 agosto, le fiamme si sono avvicinate pericolosamente all’abitato di Pissebus, frazione di Tolmezzo, determinando l’evacuazione cautelativa dei residenti per ordine del sindaco; gli sfollati sono stati accolti nella palestra comunale.
Centinaia di operatori sono impegnati senza sosta: Corpo forestale regionale, Vigili del fuoco, volontari della Protezione civile, elicotteri regionali, velivoli sloveni e, da lunedì 17 agosto, un secondo Canadair della Flotta dello Stato, che si affianca al primo già operativo dal lago austriaco di Weissensee (in forza di una convenzione internazionale).
Impatto ambientale e sulla qualità dell’aria
Oltre ai danni diretti alla vegetazione e al suolo, l’incendio sta generando un forte impatto sulla qualità dell’aria in tutta la valle. ARPA FVG, nel suo aggiornamento del 16 agosto ore 10.30, segnala il ristagno di fumi a fondovalle nelle ore notturne e al mattino, con probabile superamento stimato delle soglie giornaliere per il PM10 nelle aree monitorate (Amaro, Tolmezzo, Imponzo, Zuglio, Arta Terme, Sutrio).
Le misure speditive con contaparticelle ottico hanno rilevato concentrazioni di particelle >1.000 per litro (soglia di riferimento ARPA in caso di incendio) in quasi tutte le aree campionate, con picchi superiori a 10.000 particelle/L a Illegio (12.000–13.000) e 18.400–28.300 a Pissebus nella mattinata del 16 agosto.
Condizioni meteo e prospettive di spegnimento
Le operazioni di spegnimento sono fortemente condizionate dalle condizioni meteorologiche. Un temporale annunciato nel pomeriggio di domenica 16 agosto non ha scaricato pioggia sull’area colpita; le previsioni indicano un nuovo fronte nella giornata di lunedì 17, ma secondo gli esperti sarebbero necessarie precipitazioni consistenti (almeno 30–40 mm) per raffreddare in profondità il terreno ancora rovente e garantire una svolta decisiva.
Flavio Cimenti, responsabile delle operazioni di spegnimento e ispettore del Corpo forestale, ha definito l’incendio “di ultima generazione”, difficile da fermare con i metodi tradizionali a causa della localizzazione alle quote più alte e delle frequenti ripartenze.
Mobilitazione straordinaria e solidarietà
All’emergenza stanno rispondendo non solo le istituzioni, ma anche la comunità locale: agricoltori e cittadini hanno messo a disposizione autobotti, trattori e mezzi propri per supportare le operazioni a terra. La Regione Friuli Venezia Giulia ha dichiarato lo stato di emergenza per gli incendi ed esteso a tutto il territorio regionale quella per la siccità, stanziando 1,7 milioni di euro per far fronte ai danni e alle operazioni di soccorso.
Secondo l’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, negli ultimi due mesi sono state impiegate circa 700 persone tra personale statale, regionale e volontari, con il supporto della Slovenia.
Cosa possiamo imparare da questa emergenza
L’incendio in Carnia rappresenta un drammatico esempio di come i cambiamenti climatici e la siccità prolungata possano trasformare eventi naturali, come un fulmine, in catastrofi ambientali di lunga durata:
la gestione di questi roghi “di ultima generazione” richiede non solo mezzi straordinari, ma anche una riflessione profonda su prevenzione, gestione forestale e adattamento ai nuovi scenari climatici.





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