Superare 1,5°C è inevitabile: cosa significa l'overshoot e perché non dobbiamo arrenderci.
Il recente report pubblicato dall’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), intitolato Limiting Overshoot, segna un punto di svolta nel dibattito sulla crisi climatica.
Il messaggio della comunità scientifica internazionale è netto: la soglia dei 1,5°C di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali, considerata per anni il "limite di sicurezza" degli Accordi di Parigi, verrà inevitabilmente superata nei prossimi anni.
Tuttavia, questo annuncio non rappresenta una condanna definitiva, ma una richiesta d'azione ancora più stringente: la vera sfida d'ora in avanti sarà gestire quello che gli esperti definiscono "overshoot" (lo sforamento temporaneo della temperatura) e riportare il termometro planetario sotto i livelli di guardia nel minor tempo possibile.
Ma cos'è l'Overshoot e perché ogni decimo di grado conta?
In termini scientifici, l'overshoot indica la fase in cui la temperatura media globale supererà il limite dei 1,5°C per poi — teoricamente — riabbassarsi grazie ad azioni di mitigazione aggressive, al raggiungimento delle "emissioni nette zero" e al ripristino dei pozzi naturali di assorbimento del carbonio.
Come sottolinea da Inger Andersen, Direttrice Esecutiva dell'UNEP, non dobbiamo trattare questo limite come un "precipizio climatico" oltre il quale l'impegno diventa inutile.
Al contrario dobbiamo ridurre la durata dello sforamento: più a lungo rimarremo sopra la soglia dei 1,5°C, più gravi e irreversibili saranno i danni agli ecosistemi (dalla perdita delle barriere coralline allo scioglimento dei ghiacciai).
Ogni frazione di grado evita catastrofi: limitare il picco di riscaldamento a 1,6°C anziché a 1,8°C fa una differenza fondamentale per milioni di persone vulnerabili, riducendo l'intensità di eventi meteorologici estremi, siccità e inondazioni.
Affrontare la nuova realtà non significa abbandonare la decarbonizzazione, ma integrare due livelli d'azione paralleli:
mitigazione d'urgenza: accelerare l'uscita dai combustibili fossili e azzerare le emissioni di gas serra. Più velocemente riduciamo le emissioni oggi, minore sarà l'entità dello sforamento domani.
adattamento e resilienza: le comunità e le infrastrutture devono prepararsi a gestire gli impatti climatici già visibili, proteggendo la biodiversità e garantendo la sicurezza alimentare e idrica.
Di fronte a notizie di questo tipo, il rischio più grande è scivolare nell'eco-ansia o nella rassegnazione: ed è proprio qui che entra in gioco il valore della formazione e della divulgazione scientifica.
In Educambiente.tv crediamo fortemente che la conoscenza sia il primo strumento di riscatto: capire la differenza tra "fallimento definitivo" e "gestione dell'overshoot" permette ai cittadini, alle scuole e alle imprese di non cedere al disimpegno, ma di pretendere politiche ambientali ancora più rigide e adottare stili di vita sostenibili.
La rotta non cambia: il futuro si gioca su come affronteremo questo decennio decisivo.





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