Una nuova speranza per il mare: il DNA “invisibile” rivela la presenza del raro capodoglio nano nel Mediterraneo
- 30 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Una scoperta sorprendente sta cambiando il modo in cui osserviamo la biodiversità del Mediterraneo: per la prima volta è stata confermata la presenza nel nostro mare del capodoglio nano, un cetaceo estremamente elusivo e fino a poco tempo fa ritenuto assente da queste acque.
La novità è arrivata non grazie a sub o fotocamere subacquee, ma analizzando il DNA ambientale (eDNA) raccolto direttamente dall’acqua di mare lungo le rotte dei traghetti tra il Tirreno e lo Stretto di Gibilterra.
Gli scienziati hanno filtrato oltre 390 campioni d’acqua, individuando in 10 di essi frammenti genetici del capodoglio nano: un segnale chiaro che almeno cinque “eventi di presenza” di questo cetaceo si sono verificati in un’area molto più ampia di quanto si pensasse.
Perché questo ritrovamento è così importante?
Il capodoglio nano è un animale di circa 3–3,5 metri, abituato a vivere in acque profonde e lontane dalla costa, che si nutre soprattutto di calamari e che difficilmente viene avvistato in superficie. La sua “scoperta” molecolare rivela quanto poco conosciamo ancora degli ecosistemi marini profondi e sottolinea l’importanza di proteggere zone finora poco studiate, anche nel Mediterraneo, già fortemente sollecitato da pesca, traffico marittimo e cambiamenti climatici.
La ricerca è stata condotta nell’ambito del progetto europeo LIFE‑CONCEPTU MARIS, coordinato da ISPRA, che ha usato i traghetti commerciali come piattaforme di raccolta dati “a impatto zero”.
Questa metodologia apre la strada a monitoraggi più rapidi ed economici di specie rare o difficili da osservare, permettendo una gestione più intelligente delle aree protette e delle rotte marittime, così da ridurre conflitti tra trasporto, turismo e tutela della fauna marina.
Un segnale per la politica e la società
Il ritrovamento del capodoglio nano ci ricorda che:
anche in un mare relativamente piccolo come il Mediterraneo molte specie restano “nascoste” alle nostre osservazioni tradizionali;
investire in ricerca, tecnologie ambientali e rete di monitoraggio è fondamentale per anticipare gli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento.




Commenti