Energia rinnovabile: un'alternativa possibile, oggi

Cos'è l'energia rinnovabile, come si ottiene e perché è conveniente usarla.

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L'Energia in Italia: fabbisogno elettrico, produzione, sprechi.

In Italia i consumi elettrici sono stati nel 2009 pari a 88,64 Mtep, ossia 38,54 GW o 337.601 GWh.
Tale dato è detto anche "consumo o fabbisogno nazionale lordo", e corrisponde all'energia elettrica di cui ha bisogno l'Italia per far funzionare tutti gli impianti, strumenti o mezzi alimentati ad energia elettrica, e contiene anche una percentuale pari al 13,3% di energia importata dall'estero.

Rispetto al 2008, il 2009 ha registrato una contrazione nella richiesta pari al 5,66%, in parte attribuibile alla recente crisi economica e in parte alle perdite di rete, calcolate intorno ai 5,34 Mtep (2,32 GW o 20.353 GWh).
Nel 2009 la composizione percentuale delle fonti energetiche impiegate per la copertura della domanda è stata determinata con il 67,3% di produzione da combustibili fossili, il 19,4% da fonti rinnovabili (energia eolica, idroelettrica, solare e geotermica) e il rimanente dal sopra accennato 13,3% di quota importata dall'estero. L'Italia è il secondo Paese al mondo per importazione di energia elettrica, l'80% circa della quale proviene da Svizzera e Francia. Di questo 80%, il 40% di parte "svizzera" e l'87% di parte "francese" è di origine nucleare: quindi, l'Italia importa energia nucleare per una percentuale compresa tra il 6 e il 7% del proprio fabbisogno. L'Italia è il paese europeo (sesto al mondo) maggiormente dipendente dal petrolio per la produzione di energia elettrica.

La dipendenza energetica dall'estero è molto alta e simile a quella di molti altri paesi occidentali, e ci pone come il quarto Paese importarore di petrolio al mondo e il nono per quanto riguarda il carbone. Il fabbisogno energetico italiano è comunque fortemente dipendente dal petrolio e dal gas solo per quanto riguarda il settore dei trasporti, mentre è marginale la quota nel settore della produzione dell'energia elettrica.

La produzione italiana di energia elettrica nel 2009.

Nel 2009 la produzione di energia elettrica da fonti non rinnovabili in Italia è stata pari al 77,4% della produzione nazionale totale, con un utilizzo di gas pari al 65,1%, di carbone pari al 17,6% e di derivati petroliferi pari al 7,1%.

Sempre nel 2009 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stata invece pari, nel suo complesso, al 22,5% della produzione nazionale, ma non bisogna dimenticare che in questa percentuale vengono computate anche le quote da combustione rifiuti, annoverate tra le rinnovabili e incentivate dai Cip6, ma a tutti gli effetti da non considerarsi come tali.

A tale risultato hanno contribuito per il 15,8% l'energia idroelettrica, per l'1,6% l'energia geotermica, per l'1,9% l'energia eolica e per lo 0,2% da energia solare e fotovoltaico.
Se i numeri possono apparire esigui, ci si può consolare sapendo che per quanto riguarda l'eolico l'Italia è il terzo paese produttore in Europa, e per quanto riguarda il fotovoltaico il quinto al mondo.

La percentuale di energia da combustione rifiuti, ossia proveniente dai cosiddetti termovalorizzatori (o più appropriatamente inceneritori) e più in generale dalla combustione di biomasse, rifiuti industriali e urbani, è purtroppo ulteriormente cresciuta nel 2009, arrivando al 2,38% del totale richiesto (quasi lo 0,3% in più rispetto al 2008).

Sprechi energetici e importazione energia dall'estero: farne a meno si può.

L'offerta di energia elettrica è in realtà potenziale, poiché si riduce a causa degli sprechi e dei consumi eccessivi del settore energetico nazionale. E' stato stimato che se l'Italia migliorasse l'efficienza della propria rete elettrica anche attraverso il risparmio energetico, potrebbe fare a meno di importare la quota annua di energia elettrica dall'estero. Naturalmente, ridurre le inefficenze del sistema energia è fondamentale, ma non risolve il vero problema strutturale a cui l'Italia dovrà dare una risposta nel futuro prossimo: l'eccessiva dipendenza dalle fonti di energia fossili. In quest'ottica, pare del tutto evidente dare priorità ad uno sviluppo forte delle energie rinnovabili e pulite prodotte sul territorio.

Come tutti i paesi occidentali infatti anche l'Italia risente degli sbalzi nei prezzi delle fonti di energia fossili. L'instabile crescita del prezzo del petrolio ha fatto crescere anche i prezzi di gas e carbone, fonti energetiche alternative al petrolio, aumentando la spesa per l'import di energia primaria nei paesi occidentali. La presenza dell'euro forte ha permesso all'Italia di contenere la crescita della spesa energetica, ma va sottolineato che esiste un meccanismo che ha reso conveniente (non necessaria) l'importazione dell'energia dall'estero e ne ha facilitato lo sviluppo, e cioè la "compravendita" di energia in base non alle esigenze degli utenti ma alle caratteristiche degli impianti di produzione.

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